LE SACRE DU PRINTEMPS

LE SACRE
DU PRINTEMPS
PRODUZIONE Sanpapié su commissione Stresa Festival – 55° Edizione Alan W. Watts LE SACRE
DU PRINTEMPS
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LE SACRE DU PRINTEMPS

coreografia di
Igor Stravinsky

testi di
Saverio Bari

regia di
Stefano Monti

Animazione visiva su partitura per pianoforte

DEBUTTO/ESIBIZIONI
RASSEGNA STAMPA

CAST &
CREDITS

Con Vlad Scolari, Francesca Martignetti, Lara Guidetti, Martina Monaco, Saverio Bari, Tony Contartese.

Con la collaborazione di Monique Arnaud.

Assistenza alla regia Tony Contartese.

Hanno partecipato alla ricerca dell’allestimento Francesco Bonati, Beatrice Cazzaro, Clara Chiesa, Cosimo D’Agnessa, Anja Dimitrijevic, Aisling Lenti, Alizarina Silva.

Collaborazione realizzata nell’ambito del Corso di Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche del Teatro dell’Università IUAV di Venezia.

Sinossi

IDENTITÀ 2.0

Nata su commissione dello Stresa Festival, Le sacre du printemps è un’animazione visiva che contamina la danza con il teatro di figura. Si definisce teatro di figura quell’arte teatrale che utilizza“oggetti”come protagonisti dello spettacolo: segni di un linguaggio fortemente visivo e sensoriale in grado di entrare in perfetta simbiosi con la musica, anch’esso un linguaggio universale.

La partitura di Stravinsky è proposta nella versione per due pianoforti, eseguita in occasione del debutto dal duo francese delle sorelle Labèque. L’esperienza iniziatica della trasformazione diventa l’evocazione di uno stato di grazia, che ci parla dello sforzo per dare un senso alla confusione fino a trasfigurarla, e ci racconta il percorso della creazione artistica e la profusione di energia che ogni opera d’arte esige da chi vuole darle vita. Le sacre è una questione profondamente umana, che supera la questione artistica: è un’opera che non parla di un rituale, ma di una vera e propria esperienza di autoconoscenza.

DANZARE GLI OGGETTI

La dimensione antropomorfa del teatro di figura è un fenomeno universale. Il teatro di figura sembra aver preceduto il teatro con attori in carne ed ossa, perché la rappresentazione degli dei era vietata ai comuni mortali. Come in una rilettura dei riti pagani che l’opera ci racconta, riproponiamo l’arcaico mistero della marionetta, ovvero il segno liminale del confine tra oggetto e soggetto, tra inanimato e animato. Di fronte a vicende, ma anche a forme di spettacolo, nelle quali la persona umana è vista come puro oggetto, paradossalmente vogliamo cercare di dare agli oggetti in scena dignità di soggetti, caratteristica che contraddistingue gli oggetti d’uso rituale. Con loro, a cominciare dalla marionetta, si relazionano e si misurano gli animatori e la danzatrice, in un gioco di scambi di energie e identità.

La divisione in due parti – diurna e notturna – della partitura originale, rivive nella continua tensione fra luce e oscurità. Tre sono i cardini che hanno accompagnato il progetto di elaborazione teorica della drammaturgia: il primo è la condizione storica che stiamo attraversando, il secondo è stato Kazimir Malevič (1878-1935), quale figura di artista di riferimento e fonte d’ispirazione; il terzo è stato l’assunzione di un oggetto, la cornice, che per sua natura avesse le caratteristiche che meglio potevano raccontare la metaforizzazione de Le Sacre du printemps attraverso il valore e la rigenerazione dell’atto creativo. Inoltre un quarto elemento introduce un carattere di assoluta novità: la contaminazione/complicità fra la danza e il teatro di figura, che si traduce nel particolare uso dei performer: non solo manovratori nascosti nel buio, ma anche corpi visibili che interagiscono con gli oggetti.