A[1]BIT

A[1]BIT PRODUZIONE sanpapié in collaborazione con MilanOltre, Festival Exister
DanceHauspiù
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A[1]BIT

regia e coreografia Lara Guidetti

assistente alla coreografia Matteo Sacco

testi e voce Marcello Gori

La città si muove.

DEBUTTO/ESIBIZIONI
RASSEGNA STAMPA

CAST &
CREDITS

Performer Fabrizio CalannaSofia CaspriniGiuseppe MorelloMatteo SaccoLara Viscuso

produzione Sanpapié in collaborazione con MilanOltreFestival ExisterDanceHauspiù

Spettacolo sostenuto da NEXT 2019/2020, progetto di Regione Lombardia in collaborazione con Fondazione Cariplo

 

Sinossi

IDENTITÀ 2.0

Il progetto A[1]BIT nasce dalla voglia di esplorare la relazione dell’individuo e della comunità con la città e, in generale, con gli spazi urbani. Quando mettiamo le cuffie e decidiamo un suono, una musica che ci accompagna, spesso lo spazio e la nostra esperienza di esso si modificano in relazione a quella peculiare sorgente che ci permette di cogliere dettagli ed escluderne altri, creando un viaggio intimo dentro ad uno spazio pubblico.

La 1-Bit Symphony di Tristan Perich ci ha affascinati perché è un “dispositivo a misura d’uomo”: potrebbe essere contenuto e suonare un’intera sinfonia nelle tasche di chiunque, con una qualità bassissima, di uso comune (tablet, telefoni, pc…), ma in grado di restituire un universo sonoro complesso e ricco di citazioni tra storia e contemporaneità. Mettendo in relazione queste riflessioni, abbiamo sperimentato come, attraverso una colonna sonora condivisa, si potesse partire dalla percezione del singolo e, attraverso la costruzione di piccoli riti collettivi in forma danzata, approdare alla costruzione di una comunità. La relazione tra posizione individuale e collettiva, in un contesto urbano e disordinato, è il cardine della ricerca coreografica: i danzatori si muovono in funzione dello spazio e del pubblico, che si trova ad essere, inconsapevolmente, parte del disegno coreografico. Un piccolo gruppo di spettatori, rigorosamente con la musica in cuffia e accompagnati da un testo che introduce e contestualizza lo spazio della performance, segue i danzatori nel disegno che si adatta a spazi urbani pubblici e privati, interni ed esterni.

LA MUSICA E LO SPAZIO

Il lavoro di Perich è ispirato alla semplicità estetica della matematica, della fisica e del codice. Le sue composizioni sono state definite “una riunione austera di elettronica e organica” e la sua 1-Bit Symphony è stata, nel 2009, il primo album mai rilasciato sotto forma di microchip, in grado di riprodurre l’intera composizione. Si tratta di un piccolo circuito, grande come l’unghia di un dito mignolo, alloggiato nella custodia in plastica di un cd, che letteralmente esegue la musica come farebbe un ensemble di musicisti; semplicemente, per azionarlo è sufficiente un piccolo interruttore, e l’uscita avviene attraverso un mini jack per cuffie situato a lato della custodia stessa. Si tratta di una vera e propria sinfonia, con temi, variazioni e voci diverse che emergono per poi scomparire, in un continuum di 5 movimenti dalle influenze musicali più disparate: da Steve Reich a Philip Glass, dall’ultimo Beethoven a Richard Strauss, fino al mondo sonoro dei primi videogame della Nintendo.

Nella teoria dell’informazione, il bit è l’unità di misura fondamentale, ovvero la quantità di informazione minima necessaria a discernere tra due possibili eventi equiprobabili all’interno del sistema numerico binario: quello, per intenderci, usato da tutti i nostri telefoni e pc. È un’unità semplice ma dalle infinite possibilità combinatorie e compositive; nella musica elettronica, il numero di bit rappresenta anche la profondità (risoluzione) del campionamento, dunque la composizione di Perich ha sonorità assolutamente peculiari, la cui definizione è di molto inferiore, ad esempio, alla musica dei videogame (tradizionalmente ad 8 bit).

Musicalmente intensa, attraverso la sua aggressività urbana l’opera rivela contorni profondi nella relazione uno-ad-uno con l’ascoltatore: un’opera elettronica potente, da ascoltare in cuffia, individualmente, il cui ascolto collettivo e diffuso riproduce un noise sfocato.

Lo SPAZIO, nelle sue componenti di forma, storia, architettura, luce e ambiente e il TEMPO (l’incontro tra la sinfonia e la percezione individuale di performer e spettatori) sono l’innesco dell’azione performativa.

La sinfonia è stata suddivisa in due parti: i primi tre movimenti, caratterizzati da un esigente affastellarsi ritmico dal carattere digitale e sintetico, e gli ultimi due movimenti, che svuotano lo spazio sonoro aprendolo in una dimensione di mantra sospeso e potente. Questa suddivisione ha generato due differenti performance urbane: A[1]BIT UNDERGROUND e A[1]BIT OPEN SKY che, parallelamente a ciò che accade nella musica, attraversano lo spazio urbano in maniera VERTICALE: partendo dai sotterranei (metropolitane, sottopassi e spazi nascosti al pubblico dove la velocità dell’informazione e dei trasporti ha sede) verso il cielo aperto e gli spazi pubblici condivisi (piazze, spiagge, monumenti…).

La sinfonia, al completo, si ricompone solo nella performance all’interno dello spazio teatrale: A[1]BIT AROUND THE STAGE. Il teatro viene inteso come luogo pubblico che raccoglie la percezione del performer e quella dello spettatore e viene usato in site-specific: i danzatori non si trovano quasi mai sul palco ma lavorano in streaming nei luoghi esterni alla sala, mettendo a nudo l’edificio e svelando le sue numerose funzioni al pubblico seduto in platea. In questo caso il sistema di cuffie silent-disco viene sostituito da un sistema di app video in midi gestite dai danzatori: le stesse utilizzate comunemente su instagram, facebook e altri social network.

 

COREOGRAFIA E PUBBLICO

La ricerca coreografica è astratta e indaga, sulla musica, le possibilità combinatorie del movimento e dell’assemblaggio, come se il corpo fosse una particella fisica da analizzare nel comportamento in relazione all’ambiente.

Le strutture create dai corpi si susseguono in un gioco di costruzione e destrutturazione, dimensione individuale e collettiva. Si affiancano solitudine e moltitudine, intimità e sacralità, personale e sociale, spazio intimo e comune, congestione dello spettro armonico e vastità.

L’obiettivo è intersecare il carattere cellulare/combinatorio dell’opera con l’organicità del tessuto sociale e della danza attraverso un’esperienza di “realtà aumentata”.

Il disegno coreografico, nello spazio, ripercorre le mappe e i piani regolatori delle grandi città e di come si siano modificati con l’insediamento umano sino ai nostri giorni. Il frammento diventa centro che torna a collegarsi in forma nuova alla periferia, creando una comunicazione capillare, sotterranea e funzionale. Nonostante non ci sia dimensione narrativa, la performance è tesa a creare un meccanismo partecipato ed empatico che annulla la distanza tra spettatore e performer, i quali si trovano ad essere “OPERA” solo nell’azione condivisa. Anche la percezione della danza contemporanea, immessa nella struttura del rito sociale, non è più quella di un linguaggio distante e criptico, ma ponte di energia pura che viaggia tra spettatori e danzatori, tesa alla costruzione di un unico organismo in movimento. La dimensione individuale non viene così negata dalla costruzione di una comunità, un corpo collettivo che si muove a tempo ma, al contrario, amplificata nella libertà di esistere in mezzo agli altri.